È tornato?

Silvio Berlusconi non se n’è mai andato, nemmeno quando è decaduto dalla carica di senatore in base alla Legge Severino. E non pensa di farlo neanche adesso.

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Ieri si è finalmente tenuta presso la Grande Camera della Corte europea dei diritti umani la prima e unica udienza per l’esame del ricorso presentato dal leader di Forza Italia contro l’applicazione della legge Severino che lo rende incandidabile dopo la condanna del 2013 per frode fiscale nel processo Mediaset.

La legge n. 190/2012, dal nome del ministro della giustizia del governo Letta, Paola Severino, fu votata ad ampia maggioranza alla fine del 2012 con l’obiettivo di abbattere il livello di corruzione della politica italiana.

In attuazione della delega di cui all’art. 1, comma 63 di tale legge, il 6 dicembre 2012 il Consiglio dei Ministri emanò il d.lgs. 235/2012 (“Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi”). Tra i punti principali figura l’incandidabilità sopravvenuta nel corso del mandato elettivo parlamentare (ex art. 3 dgl 235/2012). Qualora una causa di incandidabilità di cui all’articolo 1 sopravvenga o comunque sia accertata nel corso del mandato elettivo, la Camera di appartenenza delibera ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione. Questo articolo prevede che ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

Così a seguito della sentenza definitiva per il processo Mediaset e del voto del Senato del 27 novembre 2013, Silvio Berlusconi non è più un parlamentare della Repubblica.

La critica più dibattuta giuridicamente è quella secondo cui questa legge venga erroneamente applicata per sanzionare fatti compiuti precedentemente rispetto all’entrata in vigore della stessa. Difatti, il ricorso numero 58428/13, presentato dinanzi alla Corte di Strasburgo, si fonda su molti punti ma questo è quello fondamentale.

L’udienza, durata più di due ore, si è svolta tra le relazioni degli avvocati Maria Giuliana Civinini e Paola Accardo, in rappresentanza del Governo, degli avvocati Andrea Saccucci e Edward Fitzgerald, per la difesa, e le domande conclusive dei giudici della Corte. Il dibattimento si è svolto in francese ed in inglese.

Secondo l’avv. Civinini «Il governo italiano ha rispettato la Convenzione dei diritti dell’uomo, nessuna violazione può essergli attribuita» poiché «la legge si è applicata alle elezioni di febbraio 2013, vale a dire dopo l’adozione della legge».

Per il legale di Silvio Berlusconi, Edward Fitzgerald, «la legge Severino è stata applicata a fatti contestati per gli anni 1995-1998, quindici prima che la legge fosse adottata» in contrasto con quanto disposto dall’art. 25 Cost. e 7 CEDU.

Sebbene la speranza – soprattutto nel caso positivo ­– sia quella che il verdetto europeo giunga prima delle elezioni politiche, in realtà l’esperienza lascia spazio a pochi dubbi, visto che solitamente tra l’udienza e la sentenza trascorre circa un anno. Ma come si faceva notare all’inizio, nemmeno l’effetto suspance frenerà l’ex premier.

Probabilmente, la domanda da porsi è esattamente l’opposta: Silvio Berlusconi metterà definitivamente una pietra sopra sulla sua carriera politica se la Corte europea rigetterà il suo ricorso?

MM

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